Tango Argentino

La danza che ha conquistato il mondo Piccola storia di un ballo che, partendo dai bassifondi di Buenos Aires, ha fatto il giro del mondo ritornando ora in auge grazie al film "Evita". Un giorno qualsiasi del secolo scorso qualcuno portò in Argentina il primo bandoneòn. Si dice sia stato un marinaio tedesco che forse si entusiasmò vedendo in una vetrina di Amburgo questa specie di fisarmonica di legno, cuoio e madreperla, inventata verso il 1835 da Heinrich Band. Il timbro lamentoso, pigro,"alcolizzato" del bandoneòn, di lì a poco sarebbe diventato la vera voce e anima del tango, e forse non è un caso che, per una musica che canta la nostalgia, anche lo strumento dovesse arrivare da lontano. Il ballo si diffonde a partire dalla fine del 1880 nelle periferie di Buenos Aires e Montevideo: un mondo ai margini, che non riesce a seguire il ritmo di una città che cresce vertiginosa-mente. Quelli che correvano il rischio di intraprendere un viaggio tanto impegnativo per arrivare sino qui alla ricerca di un destino migliore, erano coloro che la miseria aveva allontanato dalle zone più povere dell’Europa: la Galizia in Spagna, i dintorni di Napoli e Genova, la Sicilia e la Calabria. Un mondo di tensioni irrisolte fatto di uomini che avevano smesso di sentirsi europei ma che non avrebbero mai potuto considerarsi del tutto americani, emigranti separati dalla distanza, fuori posto, fuori tempo, immersi nel ricordo di un paese lontano alla ricerca di una nuova identità e consapevoli che l´unico modo di vivere la nostalgia fosse esorcizzarla, rappresentandola con un ballo: attraverso il linguaggio comune della danza il corpo trovò la possibilità di affermarsi in questo universo mutevole. Il primo vero palcoscenico del tango fu la strada, la terra battuta o i caffè di quartiere con le loro luci soffuse,il rumore dei dadi e le attese consumate a rincorrere un sogno che rotola su di un tavolo da biliardo. Parlare di tango significa rievocare un´epoca e sebbene sia sempre rischioso affidarsi ai luoghi comuni, non c´è dubbio che la fortuna di questa danza sia legata anche alla sua fama di ballo licenzioso, nato nei postriboli. Pensare al tango semplicemente come ad un ballo sensuale significa non volerne comprendere la diversità ed il mistero. La complessità dei passi richiede severità e disciplina, ma accanto ad una base di rigore formale, la libertà di espressione è straordinaria: la varietà dei passi è tale che ogni ballerino diventa coreografo di sé stesso. C´è un codice non verbale nel tango, quasi un dialogo di coppia fatto di gesti e di pause, brusche accelerazioni ed immobilità. Un continuo attrarsi e respingersi, senza guardarsi negli occhi, dosando tensione e languore.

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