DESCRIZIONE CORSI

 

DANZA CLASSICA
Nel 1661 Luigi XIV, il re Sole, istituì la prima Accademia Reale di Danza. Qui i primi maestri ed artisti furono italiani, forse anche grazie all'influenza esercitata un secolo prima da Caterina dè Medici alla corte di Enrico II. In seguito però i francesi, diretti dai maestri C.Beauchamp e J.B.Lully, perfezionarono i passi e codificarono i principi e le posizioni della danza classica dando vita alle figure del ballerino e del coreografo di professione. Con l'apertura dell'Accademia fu dato inizialmente gran risalto alla prepaparazione tecnica degli artisti, a scapito della loro libertà di espressione. Per questo motivo, nel 1780, il coreografo riformatore J.G.Noverre (1727-1810) contribuì, con le sue aspre critiche, a far chiudere l'Accademia. Egli, con la sua idea del ballet d'action, restituì all'espressività la sua giusta importanza ed incoraggiò l'uso della pantomina per esprimere con i gesti anche i sentimenti più drammatici. Con la Rivoluzione francese cambiarono i costumi e l'ambientazione dei balletti: le scene di vita quotidiana sostituirono le storie di re e cortigiani. Subito dopo la Rivoluzione anche in Italia si aprì l'Imperial Regia Accademia di Ballo, presso il Teatro alla Scala di Milano. Verso la metà dell'800 si comprese l'importanza delle luci in scena, fu disegnato il primo tutù e furono adottate le scarpette da punta per esaltare la leggerezza delle danzatrici. Con il tempo i virtuosismi della danza classica divennero nuovamente fini a se stessi, incapaci di esprimere la passione e la naturalezza del movimento del corpo umano, sino a quando la ballerina statunitense Isadora Duncan (1877-1927) si fece portavoce, contro la tecnica accademica, della "danza libera", vale a dire della libertà del movimento, in totale accordo con l'istinto, divenendo la pioniera della danza moderna. Nel 1909, con il debutto del Ballets Russes di Serge Diaghilev al Thèatre du Chàtelet di Parigi, si hanno, anche in Europa, le prime avvisaglie della danza moderna. Diaghilev (1872-1929) apportò le maggiori innovazioni nella storia della danza in quanto fu un impresario di gusto, capace di scoprire talenti e di realizzare grandi collaborazioni con coreografi (Fokine, Nijinsky, Massine, Nijinska e Balanchine), con scenografi (tra cui i pittori: Picasso, Matisse e de Chirico), con i migliori ballerini del primo '900 (tra cui Karsavina, Lifar, Nijinsky, Pavlova, Lopokova) e con i compositori del calibro di Stravinsky, Prokofiev, Ravel o Debussy. Tra gli altri grandi innovatori del balletto classico del primo '900 ricordiamo: - Enrico Cecchetti (1850-1928), grande danzatore, minimo di genio. Fu soprattutto un eccezionale maestro di ballo classico: insegnò a Pietroburgo, Varsavia e Londra, fu l'anima didattica dei Ballet Russes. In Inghilterra fondò la "Cecchetti Society", per tramandare il proprio metodo d'insegnamento. Ritornato in Italia nel '25, diresse il Teatro alla Scala. - Marie Rambert (1888-1982) allieva devota di Cecchetti, antesignana, con la scuola fondata nel 1920, del balletto moderno inglese. - Serge Lifar (1905-1986) ucraino, stella dei Ballets Russes sino alla morte di Diaghilev e allo Scioglimento della compagnia. In seguito fu direttore per quasi 50 anni, dell'Operà di Parigi, ove fu l'artefice - in quanto ballerino, coreografo e scrittore della rinascita del balletto francese. - George Balanchine (1904-1983) ballerino e coreografo russo. Nel '25 divenne capo coreografo dei Ballet Russes; dal '33 fu in U.S.A., dove fondò scuole e compagnie (New York City Center). Qui costruì un repertorio moderno che portò in tutta Europa negli anni '50. Con Apollon Musagète, del '28, creò un nuovo stile e divenne il principale esponente del Neoclassico. Negli anni '20 nasce la danza moderna. Essa nasce negli U.S.A. con danzatori come M.Graham, D.Humphrey e C.Weidman, ma soprattutto grazie alle precedenti riflessioni sul movimento di F. Delsarte. E.J.Dalcroze e di R.Von Laban, alle esperienze di I.Duncan e agli studi approfonditi di R.S.Denis e T.Shawn (da qui il nome della scuola Denishawn).


DANZA MODERNA
L'espressione DANZA MODERNA nasce nel XX secolo per definire un modo libero di interpretare la danza. L'aggettivo MODERNA è usato in contrapposizione a CLASSICA che identifica una danza legata al rigido rispetto di regole sostanziali e formali. A scanso di equivoci, bisogna precisare che stiamo parlando, in entrambi i casi, di DANZA ACCADEMICA. In pratica, la danza moderna è una evoluzione stilistica e culturale verso forme libere di rappresentazione, affermatasi grazie ad avanguardie artistiche coraggiosissime e tecnicamente preparate. Se non avessero avuto notevole spessore artistico, solo per fare due esempi, Isadora Duncan e Serge de Diaghilev, alfieri della Danza Moderna, questa non sarebbe ancora nata. Non è stato facile abbattere i consolidati principi fondamentali della tradizione accademica mondiale; ma ancora una volta l'Europa ha dimostrato di saper cogliere i fermenti di nuovi movimenti artistici. A partire dal XVIII secolo, e fino agli inizi del Novecento, il ballo ufficiale è stato caratterizzato dal rigore stilistico e da un tipo di coreografia tendente a schiacciare la sovraesposizione individuale rispetto al corpo di ballo. In alcuni momenti, la preoccupazione eccessiva della perfezione tecnica ha di fatto limitato le potenzialità espressive di grandi artisti. Già prima che nascesse in Francia, nel 1661, l'Académie de la Danse, molti studiosi e maestri europei avevano cominciato a dettare e scrivere regole per incanalare l'arte coreica in un percorso scientifico. Con l'avvento del Barocco, tutto fu sottoposto a formule, parametri, codificazioni. Anche nel mondo della danza prese piede la tendenza a sistematizzare regole e tecniche. Di conseguenza, fu demandato all'insegnamento dotto il compito di trasmettere sia le nozioni di base di ogni singolo ballo, sia le nozioni generali sulle posizioni dei piedi, del corpo, della testa, ecc. Agli inizi del XVIII secolo, l'impostazione rigorosamente professionale, tipica di ogni disciplina, si poteva considerare un processo definitivamente compiuto anche per la danza. Nel 1721 l'inglese John Weaver pubblicò a Londra l'opera Anatomical and Mechanical lectures upon dancing con la quale introduceva l'insegnamento della danza fondato sullo studio dell'Anatomia. Praticamente formulava la necessità di rapportare i movimenti coreici alla scienza del corpo umano, la quale doveva rappresentare il retroterra teorico per tutti i Maestri di ballo. Si trattava di un principio giustissimo. Ma in un contesto di formalismi esasperati, ogni nuova regola finiva per appesantire l'effetto artistico. E' chiaro che la Danza Classica ha prodotto e continuerà a produrre opere eccezionali ed artisti insuperabili. Ma in parallelo con il suo sviluppo e con le scuole di pensiero tradizionale, si è affermata, nel XX secolo la scuola della DANZA MODERNA.


FUNKY JAZZ - MODERN JAZZ
La danza jazz, codificata negli Stati Uniti intorno agli anni 70, nasce dall’incontro di tecniche di danza preesistenti (danza classica, modern-dance, repertorio dei grandi musicals e dalla cinematografia americana) con generi musicali fortemente radicati nella cultura di questo paese (musica nera, jazz, musica rock ed elettronica etc.). Nel tempo fino ai nostri giorni, si sono succeduti un’infinità di coreografi con apporti innovativi per soddisfare le esigenze dei continui cambiamenti nel mondo dell’immagine e dello spettacolo, arrivando alla nuova definizione del modern-jazz. Parallelamente, negli ultimi 20 anni, anche il mondo della produzione coreografica televisiva ha fatto grande uso, con fortune e capacità alterne, dello stile del modern-jazz.


DANZA CONTEMPORANEA
Il corpo dipinge lo spazio con il suo movimento, e la danza torna ad assolvere la sua funzione essenziale: la comunicazione.
La danza contemporanea trova la sua origine nella danza moderna che, nata dopo la prima guerra mondiale, si pone come allontanamento dalla formalità e rigidità dei canoni classici e romantici del balletto per ritornare ad assolvere la sua funzione essenziale: la comunicazione. Nessun movimento risulta fine a sé stesso, il corpo fa rivivere in sé la musica e dipinge lo spazio con il suo movimento, affinché la danza diventi il mezzo per raccontare storie, vivere emozioni profonde e farle rivivere, esprimere le idee più astratte. Nella danza contemporanea la dinamica del corpo nasce direttamente dall’energia vitale dell’essere umano e il movimento rende significante ogni parte del corpo. L’espressività del gesto e il dinamismo del movimento fanno si che anche lo spazio venga utilizzato in maniera imprevista, ma sicuramente più naturale. Influenzata da una serie di stili che si sono sviluppati nel corso del secolo in America e in Europa, la danza contemporanea ha come unico filo conduttore il fatto di essere una cosiddetta danza "libera", ovvero liberata dalle codificazioni di un vocabolario tipicamente accademico. All’interno delle sue varie correnti si possono identificare alcune tecniche ben precise: fra le principali lo stile Humphrey - Limon, il metodo Cunningham, il metodo Nikolais, la tecnica Horton e la tecnica Graham. La tecnica Graham, codificata da Martha Graham negli anni 30-40, è basata su una visione molto personale e femminile di appartenenza al mondo contemporaneo e alla terra d’America, che ha dato vita alla creazione di una personalissima scrittura coreografica. Si basa sul principio del centro del corpo, visto non solo come sede del baricentro e dell’equilibrio, ma come fonte da cui si propaga l’energia e l’emozione, come origine del movimento inteso come flusso vitale: il corpo del danzatore si fa strumento di interpretazione nel modo più diretto possibile. La tecnica Graham si struttura intorno a contraction e release, contrazione e rilascio del bacino: i flussi di energia che si concentrano all’interno del corpo nella fase di contrazione vengono poi rilasciati dolcemente dal centro verso la periferia del corpo nella fase di rilascio. Altro grande principio della tecnica Graham è il rapporto del danzatore con il pavimento, che viene usato in maniera diversa e non come ovvio supporto sul quale posano i piedi: la sua funzione è quella di sostenere il corpo del danzatore durante le cadute. La danza non si svolge soltanto verticalmente, ma è ricca di cambiamenti di livello. Le modalità secondo le quali tutto ciò avviene sono sempre caratterizzate dalla semplicità e dall’eleganza della tecnica. In questo senso il pavimento si trasforma in una sorta di pedana sulla quale viene sfruttata non solo la forza peso ma anche il rimbalzo e l’attrito: ne deriva un effetto straordinario di energia e di dinamica.


TIP TAP
Onomatopea che riproduce il rumore della scarpa battuta ritmicamente sul pavimento. Più precisamente si tratta di una azione di percussione effettuata alternativamente col tacco e con la punta delle scarpe da parte del ballerino, sul pavimento di una pista da ballo o su un palcoscenico.
I balli basati sul passo 'sonoro' tacco-punta, erano presenti in Europa già all'inizio del XIX secolo. Se ne è trovata traccia in Austria, Germania, Olanda e Svizzera. Pare che la patria di questo tipo di ballo sia l'Irlanda, dove, già alla fine del 1500, si ballava la famosa giga (jig), una danza di ritmo ternario, in tempo di 6/8, che diventò danza di corte durante i secoli XVII e XVIII. Indipendentemente dai nomi, diversi l'uno dall'altro, a seconda della regione geografica, la tecnica era sostanzialmente la stessa: utilizzare i piedi al posto degli strumenti di percussione. I nomi rimasti famosi, fra questi balli di varia origine, sono:
zapateado: figura presente nel flamenco spagnolo;
giga irlandese o clog dance, da cui è nato il tip tap.
La storia del tip tap nasce proprio nel contesto dei balli a podo-percussione.
C'era una volta la clog dance:
- La clog dance è la famosa danza degli zoccoli nata alcuni secoli fa in Irlanda. Era la danza delle popolazioni contadine che la eseguivano nelle più importanti ricorrenze con una tecnica particolare e del tutto originale rispetto agli altri balli. Calzando delle scarpe con una doppia suola di legno, i ballerini battevano il pavimento con i piedi ad una velocità impressionante, sui ritmi vivaci del reel e della giga. Il record numerico di tali battute arrivava a quattro colpi al secondo ed oltre, fino ad un massimo di 260 al minuto. Il ballo consisteva esclusivamente in questo movimento dei piedi: le altre parti del corpo restavano ferme. In una fase iniziale, per molti decenni, questo ballo veniva eseguito da un solo danzatore, che si esibiva all'interno di un cerchio di persone. Successivamente divenne ballo di coppia e, ai movimenti dei piedi, si unirono quelli delle braccia.
- Tra le masse di emigrati irlandesi che si spostarono negli USA verso la metà del XIX secolo, capitarono parecchi ballerini di clog dance. Costoro non rinunciarono al caro ballo della loro terra: lo insegnarono ad altri emigrati e lo introdussero in molti ambienti negri.
- Alcuni musicisti e danzatori negri ne colsero l'originalità e, in collaborazione con gli irlandesi più preparati in materia, ne ricavarono una nuova danza chiamata tap dance.
Le tappe della... TAP DANCE:
- La tap dance si diffuse in tutta l'America e, fino alla fine del secolo XIX, fu sottoposta a perfezionamenti tecnici e stilistici. Fu provata sia con accompagnamento musicale, sia senza. Per potenziare gli effetti delle podo-percussioni si arrivò a concepire (e costruire) particolari scarpe da ballo con dei rinforzi metallici ai tacchi e alle punte.
- Nel 1902 l'impresario negro Ned Wayburn portò la tap dance sulle scene (Tap and step dancers), avviando un processo di interesse e di curiosità attorno a questo modo di ballare.
- Con i primi films di Fred Astaire le masse si avvicinarono molto a questa danza.
- Negli anni '40 e '50 si moltiplicarono le esibizioni nei locali da parte di Fred Astaire e Ginger Rogers: la tap dance diventò un ballo di moda.
- In Europa si diffuse attraverso spettacoli di palcoscenico e films hollywoodiani.
- Nel nostro Paese fu portata nelle sale col nome italianizzato di TIP TAP.


FLAMENCO
Il Flamenco nasce dall'incontro delle tradizioni musicali assimilate dai gitani durante il lungo viaggio che dall'India li aveva condotti in Spagna, in Andalusia, quando vi si stabilirono nel XV secolo. I gitani, perseguitati per più di due secoli, crearono nella clandestinità di poche famiglie i canti e le danze che costituiscono tuttora la struttura portante del Flamenco.
La condizione di perseguitati portò i gitani a sviluppare maggiormente il loro orgoglio razziale e a dare vita ad un'arte al tempo stesso profondamente viscerale e altamente regale dove regnano, insieme alla forza istintuale e alla passione, l'eleganza, la sobrietà, l'autocontrollo. Quando alla fine del XVII secolo i gitani poterono finalmente muoversi liberamente, la loro arte cominciò a diffondersi nel sud dell'Andalusia, soprattutto nelle province di Cadice e Siviglia. Alla fine del secolo successivo il Flamenco era ormai diventato un fenomeno andaluso e non più solo gitano. Iniziarono ad inserirsi cantaores non gitani, che se da un lato avviarono una trasformazione del Flamenco, modificandone in parte i caratteri tradizionali, dall'altra lo arricchirono attraverso la rielaborazione della cultura musicale autoctona che si "afflamencò" dando luogo ad un fiorire di stili e di melodie tale da fare del Flamenco una delle espressioni musicali più ricche del Mediterraneo e del mondo. Benchè il Flamenco abbia, quasi miracolosamente, conservato gran parte delle sue antiche caratteristiche, non si è per questo isolato dal resto del mondo: nel nuovo secolo anzi, il Flamenco si è avvicinato a culture di altri mondi, anche molto lontani dall' Andalusia (jazz, musiche latino americane, rock) selezionando e rielaborando in modo del tutto particolare questo nuovo patrimonio musicale. Questa capacità di assimiliazione ha trasmesso al Flamenco caratteri di universalità e di umanità che ne fanno un complesso mondo artistico, ormai umanamente riconosciuto e celebrato. La musica e la poesia del canto, la plasticità della danza dialogano nel Flamenco con una chitarra che ora canta ora accompagna dando vita ad un mondo di immagini e di suoni dove l'amore, l'odio, il sangue, la terra, il destino diventano forma e arte. Nel Flamenco non si raccontano storie ma si interpretano le emozioni e le passioni: bailaor e cantaor diventano pura concretezza in quanto vivono gli stati d'animo per poterli veramente esprimere. Per questo nel Flamenco non sono sufficienti il virtuosismo tecnico e la coreografia complessa se non sono sorretti da una forte carica interpretativa. … ser flamenco es cosa: es tener otra carne, alma, pasiones, piel, instintos y deseos; es otro ver el mundo, con el sentido grande; el sino en la conciencia, la mùsica en los nervios … (Tomàs Borràs)


DANZE ARABE
Alle abitanti dell'Harem fu insegnata la danza, la recita, suonare strumenti musicali, il canto e tante melodie che più tardi divennero famose, furono composte da queste donne. Musica e danza furono un`importante passatempo, così come i diversi gruppi di danzatori e musicisti che frequentarono l`Harem; inoltre furono una preziosa fonte di novità del mondo “fuori". Durante il “Làle Devri", il periodo del tulipano, il Sultano Selim III., invitò a palazzo famosi pittori italiani e maestri di musica francesi per insegnare alle sue abitanti le danze di corte europee e la pittura. Mediante la provenienza culturale delle sue abitanti, la danza si arricchì di nuovi aspetti e diverse forme nuove. Siccome le donne danzarono nella maggior parte delle volte tra di loro, la danza diventò un`arte di donne per donne. Molte di loro discesero da case reali, eredi di potenti famiglie e furono portatrici della loro cultura ad alto livello; l`insieme di donne nobili, donne provenienti da diversi ceti, da varie culture e diverse nazioni, fece sì che l'Harem fu una cellula multiculturale. Con la fine dell`impero ottomano nel 1909 l`Harem fu sciolto. Le donne uscirono dalla loro “gabbia dorata", qualcuna potè ritornare dalla sua famiglia, altre adoperarono le arti imparate nell`Harem per guadagnarsi la vita.


BALLI LATINO-AMERICANI

SALSA
Su luogo e data di origine non ci sono dubbi: la salsa è nata a Cuba agli inizi del 1900. Deriva dal Son, ma recepisce elementi importanti da altri balli, quali bolero, merengue, guaracha, conga, rumba. Rispetto al Son accelera il ritmo pur mantenendo la funzione di danza di corteggiamento. Il ritmo sincopato è presente fin dalle origini; mentre col passare degli anni è aumentata l'accelerazione dello stesso e sono state inserite decine di figure recepite da altre danze. Oltre i normali strumenti di percussione utilizzati per altri balli cubani, in soccorso della salsa sono intervenuti, negli ultimi tempi, moderni strumenti quali chitarre elettriche, batterie e pianole.
La salsa è quindi una danza storicamente consolidata: è denominata caraibica perchè riconducibile alle tradizioni musicali di molti paesi del Centro e del Sud America.
Una certa discordanza si riscontra circa la ricostruzione del suo rilancio come genere musicale e come ballo.
- Secondo qualche studioso l'operazione salsa è tipicamente americana e nacque attorno al 1940, quando alcuni musicisti di New York misero assieme elementi musicali latino-americani e nord-americani. Con l'espressione salsa metropolitana fu lanciato un genere musicale eterogeneo che rappresentava una sintesi di ritmi latini, africani, jazz e blues. In realtà si trattava di un particolare modo di fare musica che spontaneamente si era affermato, nel corso di alcuni anni, nel quartiere latino El Barrio, popolato da cubani, spagnoli, colombiani, panamensi, ecc. Alcune case discografiche intuirono in quel tipo di musica un qualcosa di significativo che potesse essere confezionato come valido prodotto commerciale. Si creò un vero e proprio filone musicale. Tale filone conobbe periodi di successo alternati a pause di silenzio; ma non fu mai abbandonato. Negli anni sessanta e settanta raggiunse livelli di grande popolarità.
- Altri commentatori sostengono che da Cuba è partita nel 1960 una campagna di lancio della salsa che come musica e come ballo già apparteneva alla tradizione locale. La salsa, secondo costoro, sarebbe stata presentata come una forma artistico-musicale alternativa e in contrapposizione al jazz americano. Gruppi di emigrati cubani portarono la salsa a New York tra il 1960 e il 1970. E proprio negli USA si ebbe il primo grande successo di questo genere musicale: da lì prese le mosse la sua espansione verso i mercati dell'America latina e verso l'Europa.
- Marlon Giuri e Simona Griggio affermano che "la parola salsa era già usata da Ignacio Pineiro negli anni venti e indicava genericamente la musica da ballo cubana e portoricana".
La Salsa ha conosciuto due stagioni di successo:
1. Quando essa fu rielaborata negli USA, attorno al 1970, e di qui lanciata sugli altri mercati, andava forte la versione caliente. Fu proprio grazie all'aggressività del ritmo che richiamava qualcosa di primitivo, che si impose prepotentemente, nonostante le difficoltà di un'epoca molto fluida in campo musicale. Dopo un discreto successo durato alcuni anni, si è avuto un raffreddamento di interessi per questo genere forte.
2. Nella forma moderata e romantica è tornata alla ribalta nel 1997-98, conquistando molti fans fra i giovani americani ed europei.

MERENGUE
Secondo alcuni studiosi, il merengue era ballato dagli schiavi di origine africana che, attorno alla metà del 1500, lavoravano in catene nei campi di canna da zucchero, sotto la dominazione spagnola, in quell'isola che oggi si chiama Repubblica Dominicana. Le catene ai piedi non consentivano grandi movimenti; ma non impedirono di inventare il passo del merengue, che consisteva nel trasferire il peso del corpo da un piede all'altro.
Secondo altri, il tipico passo trascinato fu lanciato (si fa per dire) da uno schiavo che era insorto contro gli Spagnoli ed era rimasto ferito ad una gamba: durante una festa in suo onore si era esibito nel ballare, nonostante l'invalidità. Gli amici lo imitarono nei movimenti e, senza volerlo, inventarono un nuovo ballo.
Qualcuno arriva a sostenere che prima ancora di essere ballato nell'isola dominicana, il merengue era stato inventato ad Haiti. Una cosa è certa: già nel 1918, questo era ufficialmente riconosciuto come un ballo tradizionale della Repubblica Dominicana.
Dal punto di vista musicale, diversi sono stati gli strumenti utilizzati per tale ritmo (2/4, sincopato, molto veloce). All'inizio del XX secolo, oltre al tamburo e all'organetto, per accompagnare l'immancabile voce solista, si usava il guiro (cubano) che si componeva di due elementi:
3. una zucca vuota che in superficie portava un foro e delle striature,
4. una bacchetta di legno che, sfregata sulle striature, produceva un suono particolare.
Dopo il 1930 il merengue recepì elementi di jazz che ne arricchirono la composizione; e come ballo fu usato anche su basi di samba e ritmi afro-cubani in genere. Da quando è diventato un ballo di moda è stato sottoposto a trattamenti estetici e stilistici: sono state codificate precise figure con tanto di passi contati e concatenati fra di loro. Ciò non toglie comunque spazio alla inventiva dei ballerini. Basti pensare che, oltre che nelle balere, è entrato regolarmente nelle discoteche. Assieme a mambo e salsa forma la disciplina DANZE CARAIBICHE.

LA BACHATA
Se in Italia possiamo oggi parlare di bachata, dobbiamo ringraziare il Maestro Marlon Giuri che è uno dei più grandi studiosi e conoscitori di danze caraibiche del nostro Paese. La bachata è un ballo lento (28_35 battute al minuto) che in qualche modo somiglia al bolero cubano. Sarebbe nata da una sintesi di vari elementi (beguine, danzon e son) rielaborati secondo gusti europei. L'influsso prevalentemente spagnolo e francese è confermato dalla assenza o dalla scarsa presenza all'interno della bachata delle sonorità tipicamente africane. La sua catalogazione fra le danze caraibiche si giustifica in virtù dei luoghi di origine. Rispetto ai ritmi veloci di mambo, salsa e merengue, rappresenta la parte malinconica e triste della cultura caraibica: perchè dovunque le storie d'amore sono anche storie di lacrime amare. La bachata è quasi sempre a contenuto amoroso. Questo ballo è stato portato in Europa, a partire dalla metà degli anni '80, dai gruppi di dominicani che si sono trasferiti nel nostro continente per motivi di lavoro. Il più grande cantante e compositore di tale genere è J. Luis Guerra. CHA CHA CHÀ
Sul finire degli anni Quaranta il compositore e violinista cubano Enrique Jorrin dirige l’orchestra America che spopola nei locali da ballo più popolari dell’Avana.- Il Danzòn regna sovrano.
Ma la creatività di Jorrin non si limita a seguire la tradizione consolidata; nelle sue musiche fioriscono i controtempi, i raddoppi, i ritardi, su un ritmo che tende a essere quasi piatto, mentre i movimenti dei ballerini diventano saltellanti con il raddoppio del secondo passo.
E’ nato qualcosa di nuovo che Jorrin battezza provvisoriamente “mambo rumba”.
Solo un paio di anni più tardi, nel 1951 decide di chiamarlo cha cha chà ispirandosi al suono provocato dai ballerini nel marcare con i piedi la sequenza ritmica.- “il mio sforzo di creare un nuovo ritmo si può trovare già nei danzòn Silver Star e Lo que sea varòn” ha raccontato lo stesso Jorrìn, “scritti premia del 1950, con uno stile differente dal solito.
Nella ricerca ritmica uso meno sincopi, melodie a tempo e controtempo dove sarebbe stato più facile al ballerino di danzòn l’acople con il passo del cha cha chà.” Negli anni Cinquanta il cha cha chà spopola anche a Cuba, il Tropicana ospita ogni sera un pubblico vastissimo per le esibizioni di Benny Morè, del Trio Matamoros e dell’orchestra di Perez Prado, che includono nel loro repertorio molti brani di cha cha chà.
Il nuovo genere ibrido si è rapidamente convertito nel sostituto del son come antigenere più in voga, e , al pari del mambo, nel cha cha chà ogni strumento svolge una funzione ritmica specifica, a esclusione del flauto, dei violini e del piano.

MAMBO
Nel 1938 il compositore cubano Oreste Lòpez crea un “danzon de ritmo nuevo” finendo la parte finale mambo, con un motivo sincopato simile e quello che di utilizza per un son montuno.- Di lì a poco la celebre orchestra di Antonio Arcagno adotta l’innovazione, aggiungendo una strumentazione in cui compaiono un piano e un campanaccio.- Il nuovo ritmo contagia subito numerosi musicisti, tra cui Dàmaso Pèrez Prado che intuisce subito che quel ritmo possiede le potenzialità per diventare una creatura con vita propria, non un semplice danzòn “rinnovato”.- E dopo aver composto due pezzi dal titolo Que rico mambo e Mambo numero 5, lascia Cuba e si trasferisce in Messico.
Il talento di Pèrez Prado rende la colorita strumentazione del nuovo ritmo qualcosa di assolutamente originale.- Ben presto la sua orchestra viene contesa dai migliori locali notturni messicani, il mambo contagia e crea scalpore, i prodotti dalla RCA vendono migliaia di copie, e comincia a diffondersi sia negli Stati Uniti che in vari paesi del Sud America.
I titoli dei brani fioriscono vorticosamente, in un crescendo fantasioso; dopo Rico Mambo, arrivano mambi universitari, liceali, e persino numerati, come se si trattasse di musica classica. Il cinema scopre nel mambo un elemento ideale, forse anche per l’alone di morbosa sensualità che lo circonda.

SAMBA
Samba deriva da zampo, una denominazione che serviva ad identificare due categorie di brasiliani:
1. quelli di discendenza negra,
2. i meticci del filone indios.
Samba deriva da semba che è il particolare movimento del bacino di alcuni balli tipici dell'Angola portoghese. In Brasile si usò il termine samba per indicare il modo di ballare degli schiavi importati dall'Angola e dal Congo e utilizzati nelle piantagioni di canna da zucchero.
Le danze sviluppatesi in Brasile sono prevalentemente di carattere rituale. Il samba è certamente il ballo più famoso e il più caratteristico: tanto è vero che è diventato ballo nazionale per eccellenza e prodotto di esportazione. Esso è nato come ballo sociale e solo successivamente è diventato un ballo di coppia. Agli inizi si eseguiva in cerchio ed ogni ballerino effettuava frenetici movimenti del corpo, in particolare dai fianchi in giù. Il ritmo velocissimo, scandito da cembali, tamburi, bonghi e sonagli, non consentiva la esecuzione di figure coreografiche. I passi, ove esistenti, erano brevi, rapidi e ripetitivi.
Il samba delle origini era molto diverso da quello che oggi conosciamo. Gli studiosi ne hanno catalogato alcune tipologie:
Ý samba di Bahia, samba carioca e samba guineo.
Tutti e tre i tipi di samba erano utilizzati, in diversi contesti territoriali, nelle celebrazioni delle feste. Secondo le abitudini delle popolazioni brasiliane. Le feste erano vissute come vere e proprie parentesi di sfrenatezze e di esagerazioni: fra tutte, il Carnevale, da secoli l'evento più importante e più sentito nell'intera nazione. I suoi festeggiamenti duravano (e durano), ininterrottamente, anche più giorni e più notti. Samba e Carnevale sono rimasti abbinati in Brasile come due aspetti di un'unica realtà.
Attorno al 1920 il Samba fu portato in Europa e presentato come ballo di coppia, sia con figure autonome ed originali, sia con figurazioni già esistenti nella maxise, opportunamente rielaborate.
SONIl Son deriva dal danzonete: ne fa proprio l'alternarsi delle figure lungo le quattro pareti della pista; ne abolisce l'introduzione che rappresentava una frattura rispetto alla continuità del ritmo.
La differenza fondamentale rispetto al danzonete consiste nella accelerazione del ritmo, operazione resa possibile dalla introduzione delle clave.
Nel Son furono introdotte diverse figure nuove, create per variare ed arricchire il programma, in maniera tale che la coppia, girando attorno alla sala, si proponesse in una lunga serie di giri e di varianti. In alcune figure veniva accentuato il piegamento delle gambe che diventerà tipico delle danze moderne. Oltre ai giri attorno a se stessi, furono inseriti i giri attorno al partner. Alcune figure erano particolarmente sensuali. Cominciava ad emergere il ruolo della dama dalla cui grazia prevalentemente derivava l'armonia del ballo. Di particolare efficacia era un giro che la dama effettuava attorno al cavaliere, passandogli la mano alla cintura, e mantenendo un atteggiamento nell'insieme civettuolo.

CONGA
Precisazione: alcuni testi considerano conga sostantivo di genere femminile; altri testi lo considerano sostantivo di genere maschile. Il termine deriva dall'africano conja che al plurale indica dei grandi tamburi che si usavano in occasione della incoronazione dei capi tribù e di altre solenni ricorrenze.
E' una danza in tempo binario portata a Cuba dagli africani e successivamente sviluppatasi in Brasile. Inizialmente si ballava durante il carnevale; col tempo ebbe larga diffusione ed entrò nelle abitudini della popolazione che la ballava in ogni occasione di festa. Molte figurazioni del Samba derivano proprio dal conga. La stessa rumba trae in parte origine da tale ballo, oltre che dalla habanera spagnola.
Il ritmo di questo ballo è segnato prevalentemente da strumenti di percussione. All'inizio veniva ballato dalla folla festeggiante, per le strade e nelle piazze, in occasione di importanti avvenimenti nazionali o locali. La danza veniva introdotta da suonatori di clave, trombette e tumbadoras, che precedevano il corteo lungo le vie del paese. Seguivano esperti ballerini che danzavano in modo suggestivo ed invitavano i passanti e gli spettatori ad unirsi al corteo. Si formava una folla allegra che ballava liberamente.

BOLERO CUBANO

Il Bolero è uno dei balli più famosi della Spagna. Dai colonizzatori spagnoli e dal loro seguito fu portato a Cuba. Qui, sotto l'influsso delle tradizioni africane impiantatesi in loco, fu completamente trasformato, sia attraverso la semplificazione delle figure, sia attraverso la contaminazione del son. Secondo alcuni studiosi, addirittura, sarebbe una diretta derivazione del son, da cui prende il passo base. Sta di fatto che, se veramente deriva dal bolero spagnolo, lo stravolgimento del ritmo è totale, passando da ternario moderato al classico ritmo binario della musica negra. Diventato un altro ballo rispetto al Bolero originale, è rimasto all'interno del folclore cubano. La particolarità del bolero cubano consiste nella natura di ballo inspiegabilmente lento se paragonato ai balli di ritmo binario. Nato come una danza romantica, veniva considerata una piacevole pausa fra tanti balli veloci. I giovani lo ballavano abbracciati, completamente rilassati in atteggiamenti quasi amorosi.

GUARACHA
La Guaracha è un genere musicale sconosciuto al pubblico italiano, che ha origine nel XVIII sec. in Spagna sotto forma di "Zapateo Andaluso".
Approda nelle Americhe nel periodo coloniale, sviluppandosi maggiormente nelle isole di Cuba e Puerto Rico; lì subisce l'influenza afro diventando un ritmo più ballabile. Negli anni 30 la Guaracha inizia a diffondersi insieme al Son cubano con arrangiamenti diversi che daranno origine alla sua vera essenza. In quel periodo il famoso trio Matamoros e il Cuarteto Caney sono i grandi divulgatori della Guaracha. La formazione strumentale che inizialmente suonava la Guaracha era composta da: chitarre, guiro, maracas e voci; poi si aggiunse il tres (chitarra tipica cubana). Il testo è generalmente picaresco, burlesco e satirico; riflette l'ambiente dell'epoca raccogliendo fatti e ritratti di personaggi del popolo. La Guaracha si trasforma nel furore dell'epoca. Dato curioso, il primo messaggio promozionale trasmesso dalla radio venezuelana per una marca di sapone, fu registrato dal trio Matamoros proprio con questa musica. Proliferano i gruppi che interpretano questo genere, allo stesso tempo si cominciano a creare le cosidette orchestre da sala. Le più importanti sono a Cuba, Casino della Playa, a Puerto Rico, quella di Rafael Muñoz. I cantanti più rappresentativi nell'ambito cubano sono: Miguelito Valdez, Rita Montaner e Benny Moré (2); mentre a Puerto Rico: Feliz Castrillon e José Louis Monerò.
Di tutti questi gruppi la più famosa e amata in assoluto nelle Americhe è la cubana Sonora Matancera che appare nel 1942 con la cantante portoricana Mirta Silva, che ha il merito di essere stata la prima donna guarachera a fare anche delle registrazioni (cosa all'epoca molto rara e quasi scandalosa per una donna). Gli anni '40 segnano l'epoca d'oro di questo genere musicale e la Sonora Matancera è il baluardo degli amanti della musica ballabile. Fanno parte del suo staff cantanti come il portoricano Daniel Santos (3) e, nel 1948, la cubanissima Celia Cruz (4). Ancora oggi questo ritmo è vivo anche se negli anni 60/70 la creazione artistica diminuisce mantenendosi solo con autori come Emilio Cavailhon e Rudolf Vaillant. Nella decade degli anni '80 la Guaracha è presente nelle composizioni di Pedro Luis Ferrer, nelle parodie di Alejandro Garcia Virulo e nelle splendide interpretazioni di Oscar D'Leon (5). Che bello sarebbe se qualche emittente del settore ci facesse ascoltare brani di questo genere debitamente identificati

LA RUMBA
La rumba nacque a Cuba come danza d'amore, prevalentemente veloce; poi si diffuse nei Caraibi, diventando un ballo moderato e delicato.
Pare che sia stata inventata nei quartieri poveri dell'Avana, dove la gente amava cantare per placare la durezza della esistenza. Gli strumenti musicali collegati alla rumba erano maracas (zucche svuotate, con sassolini dentro), marimba (rumba box: strumento di percussione), claves (due bastoncini di legno percossi l'uno contro l'altro). Quando mancava qualcuno di tali strumenti, la percussione era affidata a vari utensili e oggetti domestici quali bastoni, cucchiai, piatti di legno, ecc.
L'architettura iniziale della rumba aveva tre parti distinte:
5. yambù. Era la parte riservata alla dama. La base musicale era molto lenta. La melodia era affidata al coro, mentre il tamburo dava il ritmo. La donna si muoveva in figure sensuali atte a presentare le sue virtù femminili e domestiche. I cavalieri si alternavano astenendosi da qualsiasi contatto fisico.
6. guaguancò. Era un vero e proprio gioco d'amore: su un ritmo più veloce il cavaliere girava attorno alla dama fingendo (o cercando) di allungare le mani verso le sue parti intime. La dama, a sua volta, girava in senso inverso per schivare gli attacchi del maschio. Al tempo stesso alzava i lembi della gonna ed eseguiva ripetuti movimenti di bacino in senso ondulatorio: era un vero e proprio rito propiziatorio collegato alla fertilità.
7. columbia. Il ritmo diventava molto veloce: ballavano solo i cavalieri che dovevano dimostrare la loro virilità attraverso la capacità di resistenza e la fantasia creativa. Emergeva con tutta evidenza la rivalità con gli altri uomini nel 'colpire' e conquistare le donne. Il ballo si faceva pesante quando si arrivava alla prova dei coltelli: ogni ballerino si legava alle caviglie dei coltelli molto affilati e danzava secondo un ritmo crescente.
Per diverso tempo, i movimenti dei cavalieri furono considerati pericolosi e quelli della donna troppo licenziosi. Per questo motivo la rumba rimase confinata nelle estreme periferie urbane e fra la povera gente.


PILATES - “E’ la mente che costruisce il corpo” J.H.Pilates
Joseph Pilates era orgoglioso di ricordare che la tecnica da lui inventata era in anticipo di un secolo sul suo tempo.
Inizialmente riscosse un gran successo tra i ballerini perché regalava muscoli tonici e definiti senza appesantirli e garantiva una perfetta postura.
Col tempo la cerchia di appassionati ha cominciato ad allargarsi ed oggi è sicuramente la tecnica di allenamento più amata e diffusa. Di certo quella che ti assicurerà un corpo migliore nella maniera più efficace e sicura. In poche sedute riuscirai a sentirne i benefici e subito dopo inizierai a vederli.
Noi lavoriamo sulla qualità dell’esecuzione unita a controllo e concentrazione per garantire il migliore risultato possibile.


TANGO ARGENTINO

La danza che ha conquistato il mondo Piccola storia di un ballo che, partendo dai bassifondi di Buenos Aires, ha fatto il giro del mondo ritornando ora in auge grazie al film "Evita". Un giorno qualsiasi del secolo scorso qualcuno portò in Argentina il primo bandoneòn. Si dice sia stato un marinaio tedesco che forse si entusiasmò vedendo in una vetrina di Amburgo questa specie di fisarmonica di legno, cuoio e madreperla, inventata verso il 1835 da Heinrich Band. Il timbro lamentoso, pigro,"alcolizzato" del bandoneòn, di lì a poco sarebbe diventato la vera voce e anima del tango, e forse non è un caso che, per una musica che canta la nostalgia, anche lo strumento dovesse arrivare da lontano. Il ballo si diffonde a partire dalla fine del 1880 nelle periferie di Buenos Aires e Montevideo: un mondo ai margini, che non riesce a seguire il ritmo di una città che cresce vertiginosa-mente.
Quelli che correvano il rischio di intraprendere un viaggio tanto impegnativo per arrivare sino qui alla ricerca di un destino migliore, erano coloro che la miseria aveva allontanato dalle zone più povere dell’Europa: la Galizia in Spagna, i dintorni di Napoli e Genova, la Sicilia e la Calabria.
Un mondo di tensioni irrisolte fatto di uomini che avevano smesso di sentirsi europei ma che non avrebbero mai potuto considerarsi del tutto americani, emigranti separati dalla distanza, fuori posto, fuori tempo, immersi nel ricordo di un paese lontano alla ricerca di una nuova identità e consapevoli che l´unico modo di vivere la nostalgia fosse esorcizzarla, rappresentandola con un ballo: attraverso il linguaggio comune della danza il corpo trovò la possibilità di affermarsi in questo universo mutevole.
Il primo vero palcoscenico del tango fu la strada, la terra battuta o i caffè di quartiere con le loro luci soffuse,il rumore dei dadi e le attese consumate a rincorrere un sogno che rotola su di un tavolo da biliardo. Parlare di tango significa rievocare un´epoca e sebbene sia sempre rischioso affidarsi ai luoghi comuni, non c´è dubbio che la fortuna di questa danza sia legata anche alla sua fama di ballo licenzioso, nato nei postriboli.
Pensare al tango semplicemente come ad un ballo sensuale significa non volerne comprendere la diversità ed il mistero. La complessità dei passi richiede severità e disciplina, ma accanto ad una base di rigore formale, la libertà di espressione è straordinaria: la varietà dei passi è tale che ogni ballerino diventa coreografo di sé stesso. C´è un codice non verbale nel tango, quasi un dialogo di coppia fatto di gesti e di pause, brusche accelerazioni ed immobilità. Un continuo attrarsi e respingersi, senza guardarsi negli occhi, dosando tensione e languore.


LISCIO
Valzer, Polka Mazurka. La musica da ballo è soprattutto ballo di coppia e quindi contatto, quel contatto umano che la musica da discoteca esclude. Il liscio, invece, è un perfetto metodo d’approccio, il trionfo della comunicazione che si trasmette con lo sguardo, il corpo, la gestualità più spontanea. Le melodie sono orecchiabili, quelle del sentimento facile facile che lasciano la felicità dentro. Un’allegria che sa di Romagna, il regno di quel liscio che nacque proprio nelle aie romagnole dove si ballava sulla ghiaia strisciando le suole delle scarpe sul pavimento, lisciandole, appunto: e da vernacolo "e lesc" passò alla storia con il nome di liscio. Da allora la musica da ballo si è diffusa in tutto il Nord Italia a macchia d’olio, assumendo diverse connotazioni a seconda della regione di appartenenza. Nel Sud, invece, il liscio non ha mai attecchito completamente, forse a causa della carenza di locali appropriati. Nella sua versione più attuale, il liscio si è adeguato ai gusti degli anni ’90 e si è lasciato contaminare dai ritmi moderni, ma conserva ancora intatto quel sapore genuino che tanto piace agli amanti del genere. E’ evidente infatti che la musica da ballo si riabilita al piacere del ritorno alla tradizione, alle radici di quella che potrebbe essere considerata la nostra musica etnica. Pare proprio che la gente ritrovi la sua identità nel solco di un patrimonio musicale e culturale che è suo e che nessuno può ignorare. Così dà sfogo ai propri impulsi, si lascia andare a sonorità tipicamente italiane riaffermando inconsapevolmente la propria identità nazionale: almeno questo merito bisogna riconoscerlo al liscio. Un po’ di storia: nel calderone del cosiddetto "liscio" vi sono tante cadenze musicali diverse che hanno origini differenti. La POLKA, per esempio, è una danza di corte che risale al XIX secolo e deve il nome alla Polonia, dalla quale proviene. La MAZURKA proviene dalla regione boema della Mazuria. Entrambe risentono sia della cultura araba, sia di quella degli tzigani; infatti gli strumenti a fiato producono gli stessi suoni della zurka araba. Meno certe, invece, le origini del VALTZER. I tedeschi lo fanno derivare dall’Allemanda (Germania meridionale), dal Dreher (Baviera) e dal Landler (Austria). I francesi dalla "Volta Provenzale". Tutti balli con una caratteristica comune: il volteggio di coppia su ritmo ternario. In ogni caso, è certo che dall’ ‘800 in poi Vienna diventò la capitale del Valtzer, in particolar modo grazie alla famiglia Strauss. Considerato sino a fine ‘800 un ballo immorale, all’inizio del nostro secolo il Valtzer è diventato sinonimo di corretta educazione alla vita di società.


GINNASTICA DOLCE
Esercizi semplici e benefici per lasciare le tensioni, rilassarsi, eliminare rigidità muscolari, correggere posture scorrette e ampliare la propria capacità di respirazione, adatto a persone di ogni età.


STRETCHING YOGA
Lo stretching è la pratica dell’allungamento muscolare, se correttamente eseguito insieme con un opportuno ritmo respiratorio, tonifica i muscoli, rinforza la spina dorsale, aumenta la flessibilità del corpo e allo stesso tempo, diminuisce la tensione nervosa, rilassa la mente, aumenta la capacità di concentrazione, di respirazione, e riequilibra il flusso dell’energia vitale.
Al lavoro di base dello stretching si aggiungono esercizi di ginnastica energetica, esercizi di “HATA YOGA”, attenzione alla respirazione e al rilassamento profondo accompagnato da musica e visualizzazione.
I vantaggi di quest’attività consistono nel ridurre la tensione muscolare, favorire la sensazione di rilassamento del corpo, sviluppare la coordinazione permettendo maggiore libertà e facilità nei movimenti.
Fare stretching YOGA previene gli infortuni da strappo muscolare e da traumi articolari e rende più facile la pratica sportiva: corsa, sci, tennis, nuoto, calcio…
Sviluppa la consapevolezza del proprio corpo migliorando la relazione con sé stessi.
In sintesi: FA STARE BENE !!!


BIODANZA
E' una pratica che favorisce in forma dolce, sensibile, creativa e progressiva lo sviluppo armonioso e integrato delle potenzialità umane attraverso esercizi creati dall'insieme di musica, emozione e movimento. Biodanza è danza della vita: viene da “Bios=Vita” e “Danza=Movimento naturale” e cerca di risvegliare in sé il dono dell'espressione. E' un insieme di arte, scienza e amore. All'interno di un gruppo di partecipanti, in una successione di esperienze generate da un sistema elaborato in 40 anni di studi fondati su una rigorosa impostazione antropologica e psicologica, attraverso il costante richiamo dei gesti umani più significativi (sorridere, camminare, ascoltarsi, incontrarsi, emozionarsi) vengono vissuti dei momenti di espressione di sé per mezzo dei quali ciascuno può riscoprire il meglio delle qualità umane. La Biodanza è stata creata dal Prof. Rolando Toro, antropologo e psicologo di origine cilena, per favorire il riequilibrio psico-fisico, per creare un legame salutare e affettivo con gli altri, per risvegliare una nuova sensibilità davanti alla vita e soprattutto per ristabilire i profondi vincoli che ci sono tra l’uomo e l’amore.


Per informazioni e contatti - Info and contacts:
info@artedanzarossana.it

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